Le cose di dopo

Il Contest del FLA2020

Il mondo di Mary

di Edmond Dantes

Mary era sotto la doccia quando sul computer arrivarono i dati che aveva chiesto al professor Yung. La mail conteneva le analisi genetiche che il suo corrispondente indiano aveva condotto sul vaccino ITR19. Da tempo Mary non riusciva a dormire. Dieci anni prima il Covid19 si era portato via il marito e lei, professoressa di biologia e ricercatrice all’università di Torino, non si era data pace. L’ITR19 era stato venduto in tutto il mondo da due case farmaceutiche che si erano arricchite in modo spropositato, ma gli studi sui suoi effetti a lungo termine non erano ancora completi. La sue giornate erano cambiate radicalmente da quando, un mese prima, gli esami avevano evidenziato delle anomalie nel vaccino che, in svariati casi, si comportava da agente cancerogeno. Da allora dormiva poco e lavorava tanto, preoccupata di ciò che poteva scoprire, sentendo lo spettro dei suoi cari che la guidavano nella ricerca più importante della sua vita, quasi come se ne valesse della loro redenzione. Anche quella notte aveva lavorato. Era tornata a casa all’alba per farsi una doccia e cambiarsi, più per salvare le apparenze che per reale necessità. Fuori dalla doccia si fermò davanti allo specchio, si asciugò con cura i capelli e si deterse il viso. Uscita dal bagno prese il computer, lo portò in cucina e riscaldò il caffè. Nulla nella sua vita la sconvolse più di quella mail. La tazza le cadde di mano. Iniziò a sudare, il cuore le batteva all’impazzata. Prese i vestiti della sera prima buttati sulla sedia e corse alla macchina.
“Siri, chiama il dottor Mitelli”
Nessuna risposta.
Le scappò un’imprecazione. Tentò altre chiamate, ma senza successo. Allora premette più energicamente sull’acceleratore. Non si accorse mai del fuoristrada nero che la stava seguendo.
In laboratorio trovò due studenti arrivati in anticipo per il tirocinio di genetica. Mary imprecò una seconda volta. Non voleva nessuno tra i piedi, specie due ragazzini inesperti. Alla fine cedette, in qualche modo potevano tornarle utili.
“Accendi i computer e fai partire la scansione dei dati raccolti stanotte” disse al più alto dei due.
“Vai nel laboratorio di chimica e prendi il carrello frigorifero che contiene i vetrini del ITR19” disse girandosi verso l’altro “e fai attenzione per l’amor del cielo!”
Il cuore non rallentava, doveva calmarsi. Se i dati del professor Yung erano esatti, il mondo sarebbe ripiombato nell’inferno di dieci anni prima, solo peggiore. Non voleva pensarci, per una volta sarebbe stata solo una biologa. Cliccò sul pulsante Espresso della macchinetta fuori dal laboratorio, prese una sigaretta e l’accese prima di bagnarsi le labbra di caffè. D’un tratto si accorse che fuori era una bellissima giornata di Maggio. Per un istante, pensò al mare.
Nel parcheggio dell’università si era fermato un fuoristrada coi vetri oscurati. Dentro quattro uomini stavano caricando le armi, aspettando istruzioni dalla radio.
“Il laboratorio di biologia è al secondo piano, terza porta, corridoio di destra” disse il capitano “Bravo entri per primo, io e Roger seguiamo. Falco rimani fuori, nessuno deve uscire o entrare da quella porta per 180 secondi. Non vogliamo superstiti”
Terminata la sigaretta Mary rientrò dalla porta d’emergenza che dava sulla scala antincendio. Raffaele stava tornando con il carrello frigorifero.
“Eccomi Prof! Vetrini in perfetta salute” disse con un sorriso che Mary non seguì.
“Ok ragazzi state bene a sentire, avrete tre punti bonus se questa mattina finirà senza sprechi” esordì con voce ferma “Giorgio sul computer principale ci sono i dati raccolti da Yung, ogni dato deve essere inserito nella cartella corrispondente. Raffaele, tu carica i vetrini nel computer d’analisi e quando Giorgio ha finito fai partire la scansione”
I ragazzi scattarono. Mary li controllava, fremendo d’impazienza. All’improvviso provò una sensazione di pace ricordando che anche lei e suo marito erano stati due giovani appassionati in quel laboratorio tanti anni prima. Ma durò solo un secondo, poi ripiombò nell’oscurità dell’ansia.
“Tutto pronto Prof” disse Raffaele, facendola tornare in sé.
“Molto bene” Rispose lei.
Partita la scansione il computer dell’università ci avrebbe messo un quarto d’ora per analizzare i dati. Mary controllò sugli schermi che tutto stesse procedendo correttamente. Ora era questione di attendere. Disse ai ragazzi di fare una pausa e offrì loro un caffè. In cambio chiese una sigaretta. Uscirono sulla scala antincendio. Il sole era già caldo e Mary iniziò a nutrire dentro di sé la speranza che i risultati fossero negativi, che tutti i suoi timori fossero errati. Il cielo era di un blu intenso. Fece l’ultimo tiro di sigaretta, e mentre seguiva con lo sguardo la traiettoria del suo mozzicone vide tre uomini uscire da un fuoristrada. Erano armati.
Tutto accadde in un istante. Intuire che fossero lì per la sua ricerca fu semplice, come fu semplice liberarsi delle speranze di prima. Chiuse a chiave il laboratorio.
Chi c’era dietro a quel vaccino?
“Presto mettete le scrivanie davanti alla porta” urlò ai ragazzi, precipitandosi al computer.
92%. Bisognava attendere. Pensò a chi poteva inviare la mail con i risultati e inserì tra i destinatari tutti i biologi di cui si fidava, a partire dal professor Yung.
94%. Due pesanti colpi contro la porta le rubarono un gemito di paura.
“Ragazzi presto chiudetevi nello stanzino”
98%. Un’esplosione li fece cadere a terra. Il laboratorio si riempì di fumo e detriti. La porta di metallo era squarciata a metà.
Mary strisciò tossendo verso il computer d’analisi. Era ancora in funzione.
Sentì due spari e poi un urlo. Giorgio cadde a terra. Altri due spari, anche Raffaele crollò.
Mary deglutì faticosamente, alzò le braccia in aria e lentamente si alzò in piedi. Udì solo il rumore dei colpi. Portò la mano alla pancia e sentì un liquido caldo. Sangue. Le gambe cedettero. Poi il buio.
Roger si avvicinò al computer mentre Bravo controllava la stanza.
Sullo schermo apparse una nuova notifica.
Mail inviate

J.C.

 

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