Le cose di dopo

Il Contest del FLA2020

SIAMO PIUTTOSTO MATASSE, MATERIE DI IMPASTO, CIO’ CHE E’ RIMASTO: CARCASSE DI CARNE E MATERIA PIANTATA NELL’ASSO, RIDOTTA ALL’OSSO.

di bruna

Avevo un tempo un locale che si chiamava Barbitty il Barbiere Capelli e Son Solo.
Appena ti accomodavi, per accaparrarsi la tua simpatia e accedere a un primo pezzetto di cuore, il macchinario all’ingresso ti serviva in omaggio una pizza gigante doppio impasto e una birra. Sul cartone della pizza, poi, era incisa una mappa del tesoro, nelle cui tappe (contrassegnate da una x a forma di forbice aperta) era consigliato spegnere le sigarette fornite, sempre gratuitamente, dal sistema intossicazione sentimentale. Il tempo stimato per raggiungere il tesoro (postazione a sedere e salviettine nascoste nel cambio), era pari a 5 colpi nel cuore, garantiti da foto-ricordo proiettate sul lavabocruscotto (secondo pezzetto). Una volta asciugate le lacrime, potevi scegliere per l’opzione taglio e capelli 1899 sterline o azionare il tergicristalli (quasi sempre). Azionato, la macchina ti infilava un cappuccio di gomma masticabile che potevi mangiare compulsivamente o utilizzare per sbattere la testa sul manubrio costellato di oggetti-ricordo (terzo). Se la collera era andata via, potevi alzarti e pagare il conto con un surplus di soli 900 sterline ed eri libero di recarti in un negozio di parrucchieri serio. Nel caso in cui, però, volevi vendere anche l’ultimo pezzetto di cuore sperando di liberartene (fondamentalmente il motivo per cui avevi messo piede da Barbitty il Barbiere Capelly e Son Solo), dovevi azionare gli antinebbia. Partiva così in versione 8D La Vostra Canzone. Bastava, poi, pronunciare “Ma perché?”, che la poltrona iniziava, in ultimo, la proiezione dei ricordi. La mia parte preferita. Tu, comunque, a quel punto avevi vomitato tutto il cuore e dovevi solo impegnarti a piangere più forte (e preparare 2000 sterline di surplus). Bastava poi dire “Ma perché a me?” che, finalmente, i miei figli Jovi robot (robot cloni di me stesso esperti nel settore estetico e non solo) ti facevano i capelli.
Io ti aspettavo alla cassa per farti il conto e i complimenti. 60000 sterline iva a parte.

E ora pensavo. Avevo un tempo un locale che si chiamava Barbitty il Barbiere Capelli e Son Solo che leggeva i ricordi.
Avevo un tempo un locale che leggeva i ricordi e, a dirla tutta, era la prima volta dopo tantissimo tempo che facevo un salto nei Miei. Probabilmente, se mi fossi seduto all’ora, almeno, avrei trovato qualcosa di interessante da dirvi. All’epoca, Infatti, rischiavo di impazzire per una donna… di cui mi sfugge il nome; di cui, però, ho una certezza: fu lei il motivo per cui misi su la mia baracca e misi giù, poi, ogni cosa.

Mi sono innamorato la prima volta che l’ho vista. Banale da parte mia? Bevevo una birra appoggiato a una ringhiera di un locale, mentre lei accatastava bicchieri. Lo faceva di mestiere: era un’Accatasta bicchieri (ha sempre fatto un sacco di lavori senza senso. Ea una tipa in gamba, sapete? La chiamavo tirplaesse: sorridente, scaltra e simpatica. Banale da parte mia, no?). Era stata lei, comunque, a venire da me. Io non ne avrei mai avuto coraggio, a malapena uscivo di casa ogni tanto. Lei, invece, che aveva capito che anche io ero una scimmia, aveva la forza di gridare. Comunque, una volta individuati, dopo lo scivolone nel cuore, ci siamo messi a lanciarci banane mentre tutti ci guardavano, e mentre veniva licenziata. Il fatto del licenziamento fu una disgrazia: in quanto simili, avevamo soprattutto le stesse paure. E questo era un problema; il nostro problema dovrei dire. Eravamo disoccupati e deboli e vivevamo Soltanto con uno sguardo per penetrarci nel cuore. Ma lei voleva tornare a lanciare banane e, senza soldi, pensavo, non mi avrebbe mai amato. Così, la lasciai. Banale da parte mia, no?
A questo punto ero combattuto, teso da due moti: assecondarmi all’abbandono di quell’amore perduto, o dedicarmi con sforzo al controllo delle mie debolezze e al ripristino dei miei quattrini. Mentre mi crogiolavo su me, lei nel frattempo, distrutta, si era trasferita e innamorata per dispetto di un parrucchiere del Nord. Decisi allora di inventare un’opzione c: comprare una macchina (per raggiungerla?) e di diventare anche io un parrucchiere (banale da parte mia). E, ovviamente, volevo essere il miglior parrucchiere del mondo. Per questo, avevo reso il mio locale un luogo spaziale.
Quindi: a causa della gelosia per una donna, avevo costruito un negozio; a causa della gelosia feroce per una donna, l’avevo reso spaziale; a causa dello spaziale, alla resa dei conti, avevo perso il negozio… e la donna per sempre. In tutto questo, neanche mi ricordavo più il suo nome. Mi ricordavo soltanto Spaziale e Banane, no? E che non ero un robot. E neanche più un uomo.
Un tempo, però, ora ne ero certo, lo ero stato.
Un tempo in cui non avevo un locale.
Un tempo in cui,
Avevo un tempo un cuore.

Note d’autore
“L’avevo riconosciuta, sai?, dal modo in cui non sapeva mentire. E anche sua figlia l’aveva capito che la Luna era la sua casa. Non avevo comunque avuto coraggio di andarle incontro. Banale da parte mia, no? Ma non avrei mai trovato qualcosa di giusto da dirle. Mi sarebbe piaciuto però, senza parole, portarla a rivivere il Passato. Quello in cui, magari in un modo “sbagliato” e infantile, noi ci eravamo amati. Purtroppo, però, eravamo bloccati nel tempo tra Passato e Presente; e, ancora più inaccessibili e persi… erano i nostri ricordi.
Per fortuna, era tornata nella sua terra con una salvezza tenuta per mano. Si chiamava Lucylla e ci assomigliava. Banale da parte nostra, no?
Così, mi sono aggrappato a quella creatura ed ai suoi occhi fondi di vita. L’ho fatta camminare nei nostri ricordi e lei ha dipinto un passato invecchiato con una fantasia futura e innocente. E avevo fatto bene. Perché il Tempo, finalmente, ci aveva restituito il Presente.

Ci siamo rincontrati, o ci rincontreremo. E partiremo ogni volta d’accapo. In un mondo che, per scelta, sarà meraviglioso ogni giorno.”

 

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